Per anni ho raccontato Villa Ada attraverso la sua storia, i
suoi edifici, i suoi sentieri e le vicende di coloro che, nel corso dei secoli,
l'hanno abitata, attraversata e trasformata.
Ho cercato di riportare alla luce ciò che il tempo aveva
nascosto, di dare un nome a luoghi dimenticati, di ricostruire storie che
rischiavano di scomparire. Sempre con la convinzione che Villa Ada avesse
ancora molto da raccontare.
Poi, a un certo punto, ho deciso di cambiare prospettiva.
Mi sono chiesto che cosa sarebbe accaduto se qualcuno avesse
amato questo luogo a tal punto da considerarsi il suo unico, autentico custode.
Qualcuno convinto che proteggerlo non fosse soltanto un dovere, ma una
missione. E che, per assolverla, fosse lecito spingersi ben oltre i confini di
ciò che comunemente chiamiamo giustizia.
Da questa domanda è nato "Il curatore", un
thriller ambientato interamente a Villa Ada.
Una storia di delitti, indagini, sospetti e ossessioni,
nella quale luoghi realmente esistenti diventano teatro di avvenimenti
immaginari. I sentieri sono quelli che percorriamo ogni giorno, gli edifici
sono quelli che conosciamo, gli scorci sono quelli che abbiamo imparato ad
amare. Ma ciò che vi accade appartiene, fortunatamente, soltanto alla fantasia.
O forse non del tutto.
Perché, in fondo, la distanza tra la passione e
l'ossessione, tra la cura e il possesso, tra il desiderio di proteggere e la
pretesa di giudicare, può essere molto più breve di quanto immaginiamo.
E così, in questa storia, Villa Ada smette di essere
soltanto lo scenario degli avvenimenti. Diventa la ragione stessa per cui tutto
accade.
Villa Ada non sarà la scena del crimine, ma chi pretende
giustizia. Lui non è un assassino, ma un curatore. Tutti quelli che cadranno
sotto i suoi colpi non saranno le vittime, ma i colpevoli.
Almeno, dal suo punto di vista.
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