giovedì 3 luglio 2025

Il lago ottocentesco

Il rapporto che Villa Ada ha con l’acqua, e in particolare con i laghi, ha origini piuttosto antiche, che si collocano tra il 1872 e il 1878, quando Vittorio Emanuele II, dopo aver acquistato la villa dai Principi Potenziani, acquistò ulteriori terreni e vigne confinanti con il nucleo originale, che portarono l’estensione della villa alla superficie che oggi conosciamo, di circa 160 ettari, come raccontato con maggiori dettagli nel post sulla storia della villa.

Contestualmente all’acquisto, avviò un imponente serie di lavori, affidandoli a Emilio Richter, che già era direttore dei parchi, lavori che includevano, tra le altre cose, anche la realizzazione di due laghi, il primo dove oggi ci sono i due laghetti superiori, questi ovviamente moderni e realizzati tra il 1970 e il 1973 nello stesso alveo, e uno ben più grande, anch’esso sparito e storicamente noto come lago ottocentesco.

La testimonianza della realizzazione di questi due laghi è contenuta anche in un interessante volumetto, dal titolo “Compendio della vergognosa lite pendente intorno ai parchi reali Potenziani e Mirafiori, tra il patrimonio privato del re ed Emilio Richter”, scritto dallo stesso Richter e disponibile presso la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea.

L’elenco dei lavori riportati nel compendio, infatti, oltre a costituire la base della controversia, riporta, tra i lavori contrattualizzati, anche la realizzazione di “due laghi proporzionati alla grandiosità di tutta la villa”, dei quali uno è appunto il cosiddetto lago ottocentesco, oramai sparito.

La copertina del compendio di Richter e la parte dove sono menzionati i laghi

Il lago ottocentesco era un lago “a scogliera”, dove il termine fa riferimento alla natura dei suoi argini, era di forma allungata e suddiviso in due bacini da un ponticello rustico.

Alcune immagini di come il bacino superiore si presenta oggi

 

Alcune immagini di come il bacino inferiore si presenta oggi

La collocazione scelta per il lago fu quella tra il Colle delle Cavalle Madri e il Colle del Roccolo, in una posizione non lontana dalla Palazzina Reale e poco sotto al Belvedere, estendendosi poi verso sud, fino alla zona dove oggi è presente il bunker dei Savoia, così come evidenziato, sai dalla pianta della Real Casa del 1904, dove il lago è già segnato come oramai prosciugato, che dalla cartografia dell’Istituto Geografico Militare del 1907-1924, dove il lago più chiaramente individuabile.

Pianta della Real Casa, con evidenziato il lago ottocentesco

 

Cartografia dell’Istituto Geografico Militare - 1924

Il lago, che prevedeva vasche, piccole cascate e giochi d’acqua, aveva anche una statua di Nettuno, posta probabilmente al suo centro, in una posizione che oggi non è però determinabile, che fu poi spostata all’interno di Villa Polissena, che era stata donata da Vittorio Emanuele III alla figlia Mafalda in occasione delle sue nozze con Filippo d’Assia-Kassel, come ci ricorda Enrico D’Assia, loro figlio, nel suo libro “Il lampadario di cristallo”, dove ci dice che “…in seguito, quel piccolo lago venne abbandonato, fino a scomparire del tutto e il Nettuno, avendo perso il suo dominio acquatico, si lasciò sopraffare da erbacce assai poco rispettose della sua divinità. I miei genitori, un giorno, passeggiando con la regina, si soffermarono davanti a quel groviglio di sterpaglie, dal quale spuntavano alcuni pezzi di marmo. Fu subito deciso di ridare al Dio marino il ruolo di protagonista nel giardino in formazione di Villa Polissena”.

Estratto dal libro “Il lampadario di cristallo”

L’alimentazione del lago ottocentesco, come si può vedere dalla cartografia dell’Istituto Geografico Militare citata sopra, avveniva grazie a un canale di adduzione che proveniva da quella che oggi è la zona di Parco Rabin, tanto che sul muro perimetrale su Via Panama è ancora rilevabile un picco arco con grata che, molto probabilmente, era il punto di ingresso del canale all’interno della villa, arco che è riportato nella mia mappa e referenziato, appunto, come “arco con grata”.

L’arco con grata presente sul muro verso Via Panama

Nel 2019, grazie a una ricerca in collaborazione tra Roma Capitale e l’associazione Sotterranei di Roma, le tracce del lago sono state ritrovate, in una zona non troppo estesa e che io periodicamente percorro, giusto per vedere se, ogni volta, riesco a trovare qualcosa di nuovo.

Nell’immagine che segue ho provato pertanto a sovraimporre la cartografia dell’Istituto Geografico Militare con la mappa di Villa Ada che ho realizzato, per cercare di far corrispondere tutti i resti che io ho potuto trovare – prima dell’operazione di pulizia vegetazionale – indicati da icone azzurre con il simbolo delle onde, che sono principalmente quegli degli argini, con la loro tipica inclinazione e costruzione in piccoli mattoni.

Sovrapposizione tra la pianta dell’Istituto Geografico Militare e la mia mappa

Come si può vedere, i resti sono rilevabili su una zona piuttosto estesa, da nord a sud, con la sola eccezione di quelle aree dove sono state poi realizzate altre opere, come appunto il già citato il Bunker Savoia, che ha probabilmente fatto sparire la parte di lago più a nord, anche se tale aerea segnava di fatto il termine del lago.

È anche interessante la presenza, soprattutto nella parte sud – sto parlando di sud geografico, quindi tale parte è quella più prossima alla Palazzina Reale – di resti di quelli che sembrano essere canali sotterranei per il passaggio dell’acqua, indicati nella sovrapposizione con il simbolo di una cascata, in colore azzurro-verde, che si trovano ben allineati con la linea rossa che, nella cartografia del 1924, corre adiacente al lago e che rappresenta il suo principale canale di adduzione.

Interessanti anche i resti del ponticello rustico, evidenziati dall’icona marrone in parte nascosta da una azzurra, ponticello sul quale tutti passano senza che probabilmente ne abbiano consapevolezza, dato che per osservarlo è necessario uscire dal sentiero che porta verso il Belvedere, cosa ora resa più facile dai recenti lavori di pulizia vegetazionale fare alcuni passi nella vegetazione e tornare indietro di qualche metro, per avere una chiara visione della sua arcata, che appare ancora in ottime condizioni, come si può vedere nella foto qui sotto e in un video che ho girato.

Il ponticello rustico che separava i due bacini

Nel 2023 il Comune di Roma ha avviato una iniziativa commemorativa – così l’ha definita il Comune stesso – denominata “il lago dei fiori blu”, volta a ricordare il lago ottocentesco attraverso la piantumazione, nel suo bacino, di un gran numero di iris blu che, quando in fioritura, ricorderanno con il loro colore il bacino d’acqua presente al tempo.

Va comunque detto che, al momento, tale operazione ha coinvolto solo il bacino superiore, quello a monte rispetto al ponticello rustico, mentre per quello inferiore si è proceduto solamente alla pulizia dell’invaso, cosa che ha portato alla luce le sponde, prima quasi completamente nascoste dalla vegetazione, e anche alcuni manufatti di difficile interpretazione, come quello che vedete qui sotto e che sembrerebbe ciò che resta di un elemento decorativo del lago.

Resti di un possibile elemento decorativo

Durante i lavori di preparazione del terreno per la piantumazione degli iris nel bacino superiore, lavori che, come già detto, hanno comportato la rimozione di tutta la vegetazione infestante che aveva invaso l’alveo del lago, è venuto alla luce un interessante muretto nel bacino superiore che, al tempo, divideva tale bacino in due ulteriori piccoli bacini.

Il muretto di separazione del bacino superiore

Sul muretto, come mostrato dall’immagine qui sopra, si può rilevare la presenza di un condotto circolare, che molto probabilmente consentiva il passaggio dell’acqua tra i due piccoli bacini, una grata che impediva il passaggio di rami e altro materiale e di quella che sembrerebbe un’asta di misurazione del livello dell’acqua, ipotesi al momento non confermabile date le pessime condizioni dell’asta stessa.

Nell’immagine che segue, ancora una volta ricavata dalla pianta dell’Istituto Geografico Militare, ho invece indicato la posizione del muretto e inserito le stesse foto del muretto, del condotto e dell’asta, in modo da poter avere un’idea complessiva della cosa.

Cartografia del 1924 con l’indicazione del muretto di separazione

Per chi volesse, sul mio Canale YouTube, sono disponibili due video, relativi, rispettivamente, alla pulizia del bacino superiore e di quello inferiore, dove racconto anche la storia del lago.

Concludo dicendovi che, per maggiori dettagli sul ritrovamento del lago, potete leggervi il bell’articolo di Lorenzo Grassi, che ripercorre la scoperta della quale vi ho parlato.

mercoledì 2 luglio 2025

La torre gotica

La torre gotica accanto alla palazzina reale e un suo ingrandimento

L’alta torre che si trova accanto alla Palazzina Reale, detta appunto torre gotica per via del suo aspetto, fu realizzata nell’ambito dei lavori che Vittorio Emanuele II affidò a Emilio Richter, con il quale, peraltro, ci fu una lunga controversia, proprio legata al pagamento di tali lavori.

La torre viene chiaramente menzionata nel volume che Emilio Richter scrisse come una sorta di memoria per la controversia, come potete vedere nell’immagine qui sotto e il suo ruolo, come forse non tutti sanno, non era meramente estetico ma serviva per nascondere alla vista il grande serbatoio per la raccolta dell’acqua necessaria per irrigare le moltissime piante che il re volle mettere a dimora nella villa.

Estratto dalla memoria di Emilio Richter

La torre, come potete vedere dall’immagine seguente, ha una struttura cilindrica con l’estremità merlata e riporta lo stemma dei Savoia, simile a quello che compare sulle Scuderie d’Agenzia, il primo degli edifici che costituiscono le Scuderie Reali, ma di fattura più semplice, come si evince dal confronto tra la prima foto e quella qui sotto, relativa allo stemma presente sulle scuderie.

Stemma Savoia sulle scuderie d’agenzia

Sulla sommità della torre è presente un alto parafulmine, la cui installazione è probabilmente successiva alla realizzazione della torre, come sembra desumersi da un documento presente nel Fondo della Real Casa custodito presso l’Archivio Centrale dello Stato, documento che vedete qui sotto e che menziona sia il parafulmine in questione, che una scala probabilmente interna alla torre.

Fondo della Real Casa – Lavori alla torre gotica

martedì 1 luglio 2025

Il campeggio di Monte Antenne

 

Alcune foto del campeggio di Monte Antenne – Fonte: Istituto Luce

In occasione dei giochi olimpici di Roma del 1960, il Comune di Roma realizzò, nell’area circostante Forte Antenne, un campeggio che avrebbe dovuto ospitare i turisti che sarebbero arrivati in tale occasione.

Un campeggio turistico era in realtà già presente a Villa Glori, quindi non troppo distante, ma visto che il Forte Antenne era stato oramai liberato dall'esercito, si decise di spostare il campeggio in un luogo più ampio, che avrebbe garantito l'accoglienza di un maggior numero di persone.

L’ingresso del campeggio di Villa Glori – Fonte: Roma sparita

Il campeggio, tuttavia, chiuse dopo qualche decennio, per cui oggi molti ne hanno perso memoria, ma è interessante rilevare che, nelle piante del Catasto Moderno, sono ancora presenti tutti gli edifici che, complessivamente, costituivano le strutture del campeggio, inclusi quelli dei quali oggi non rimane traccia.

Nell’immagine che segue e usando la pianta presa dal Geoportale Catastale di Roma, ho quindi provato a collegare gli edifici riportati nel catasto e oramai spariti – evidenziati in rosso – con il ruolo che avevano e, laddove possibile, con alcune foto trovate in rete, la maggior parte delle quali provenienti dall’Archivio Storico dell’Istituto Luce. Ovviamente è un tentativo, visto che per le strutture sparite non esiste una reale documentazione, per cui mi sono basato sui ricordi di amici e su alcune ipotesi rese possibili dalle foto trovate.

Per gli edifici esistenti – evidenziati in verde – mi sono invece limitato a indicarne il ruolo, visto che essendo ancora presenti, in toto o in parte, è possibile vederli dal vivo, senza la necessità di ricercare foto storiche o attuali.

Pianta del Catasto Moderno, con evidenziati le strutture del campeggio

Tornando agli edifici oramai spariti, abbiamo:

(1) il bar e spaccio del campeggio, la cui collocazione è pressoché certa e per il quale, oltre alla foto storica, ho aggiunto anche quella di ciò che rimane dell’insegna, reperto che si trova nel versante che scende verso Viale della Moschea, quindi nel ben noto bosco della Regina Elena.

(2) I bagni, che dalla mappa catastale sembrerebbe fossero in due posti differenti, cosa del tutto ragionevole vista l’estensione del campeggio, e che sono individuabili dalla stessa forma che sembrano avere i relativi edifici. L’attribuzione delle foto storiche, tuttavia, l’ho fatta quasi a caso, dato che l’unico elemento che da esse si rileva è una diversa struttura, cosa che appunto farebbe concludere che una è relativa a uno dei bagni e l’altra all’altro.

(3) Il campo di bocce, anche se qui siamo nel campo delle ipotesi, visto che l’unica testimonianza è una foto storica e, sulla mappa catastale, una zona che sembrerebbe avere qualche somiglianza con quella che, appunto, può sembrare un’area ludica, peraltro più isolata rispetto agli altri edifici, cosa ragionevole se questa fosse un’area di gioco e quindi rumorosa.

Quasi tutti questi edifici sono poi presenti in una foto aerea scattata dall’Aeronautica Militare nel 1960, presa dall’Aerofototeca Nazionale, che vedete qui sotto e nella quale ho evidenziato tali edifici.

Foto aerea scattata dall’Aeronautica Militare nel 1960

Interessante anche il fatto che il campeggio era dotato di un ufficio postale, ospitato in una tenda, e di un piccolo edificio nel quale c’era un ufficio di cambio valuta gestito dalla Banca Nazionale del Lavoro.

Da segnalare che, a partire da maggio 2024, la casa del guardiano del campeggio è stata interessata da un profondo restauro e il 16 giugno 2025 inaugurata come centro estivo, per poi essere destinata a Centro Giovani dopo l’estate.

La casa del guardino del campeggio, fotografata il giorno prima dell’inaugurazione

Per chi volesse poi approfondire l’argomento, ma anche per una descrizione completa e accurata della zona, consiglio la lettura dello studio “La tenuta di Monte Antenne e i Prati dell’Acqua Acetosa”, nel quale ci sono alcuni degli elementi descritti nel post e molto altro ancora.

Infine, per chi volesse avere un’ulteriore testimonianza di come si svolgesse la vita nel campeggio, segnalo questo bel video, sempre dell’Istituto Luce.