Premessa doverosa: la
maggior parte delle informazioni e delle foto che seguono sono prese dal libro “Antemnae” di Lorenzo Quilici
e Stefania Quilici Gigli e dal successivo lavoro “A
proposito dei vecchi scavi ad Antemnae” di Stefania Quilici, quindi
considerate quanto dirò come ciò che, al tempo dei miei studi universitari, era
considerata una “tesi compilativa”.
Ho pensato di scrivere questo
post con l’obiettivo di fare una sintesi – direi estrema, vista la complessità
del tema – di ciò che fu ritrovato a Monte Antenne durante i lavori per la
costruzione del forte,
ritrovamenti che consentirono, tra l’altro, di confermare le ipotesi fatte in
passato da diversi studiosi – Gell, Bormann, Borsari e Lanciani – circa la
posizione dell’antico insediamento di Antemnae.
La posizione dell’insediamento
fu alla fine confermata proprio durante gli scavi fatti a partire dal 1883 dal
Genio Militare per poter poi costruire i forte, uno dei quindici che
costituivano, insieme ad altre infrastrutture, il sistema di difesa di Roma,
realizzato dopo la proclamazione
del Regno d’Italia e che avrebbe dovuto proteggere la città dall’eventuale
tentativo francese di portare aiuto al Papa e ripristinare lo Stato Pontificio.
Tutti gli studiosi citati,
collocavano l’insediamento in quello che oggi è Monte Antenne, come si può
vedere dal collage qui sotto, che riporta le quattro piante, anche se c’erano
ipotesi leggermente differenti nella determinazione del suo perimetro, ipotesi
che ancora oggi in parte rimangono, con un’estensione di Antemnae che alcuni
ritengono arrivasse fino all’interno di Villa Ada, più o meno nella zona del
Colle del Roccolo che poi si congiunge con Monte Antenne, tant’è che alcuni
considerano che i resti di quello che sembra potersi ritenere il muro di
sostruzione della Salaria
Vetus, che si trovano nella zona ce ho appena descritta, siano in realtà
un’ulteriore traccia della cinta muraria di Antemnae.
Collage delle piante ottocentesche circa
la posizione di Antemnae
La prima testimonianza sui
ritrovamenti si ha in una pianta redatta dal Genio Militare nel 1886, che
vedete qui sotto, purtroppo in una scala non proprio adatta ad avere una
risoluzione tale da poter distinguere chiaramente ciò che fu trovato (la pianta
è estratta dal libro citato, dato che, nonostante la mia visita all’Istituto
Storico e di Cultura dell'Arma del Genio, non sono riuscito a trovare
l’originale).
Pianta del Genio Militare - 1886
Fortunatamente, nell’opera
citata è inclusa una pianta redatta sulla base di quella del Genio Militare,
che ha una risoluzione notevole, apprezzabile solo cliccando sulla foto, così
da scaricare la versione con dimensioni maggiori, consentendo quindi di
evidenziare in modo molto chiaro i ritrovamenti, come mostrato dall’immagine
seguente.
Pianta contenuta nel libro “Antemnae”
Come potete vedere, ho
arricchito la pianta con:
(1): l’evidenziazione dei
reperti più importanti trovati al tempo, con la sola eccezione di elementi
minori, come anfore o piccole decorazioni, molti dei quali ahimé andati
perduti, tra i quali spicca un frammento di un’antefissa con Giunone Sospita e
una testa di giovane, che vedete qui sotto.
Antefissa con Giunone Sospita e testa
di giovane
(2) una legenda che
descrive il significato dei colori con i quali ho evidenziato i reperti.
(3) tre foto, relative
agli unici elementi che ancora sono rintracciabili in loco, tutti legati al
sistema idrico dell’insediamento, con una piccola eccezione per il “Pozzo 2”,
visibile fino a qualche anno fa ma poi ricoperto per presunti motivi di
sicurezza – personalmente non ritengo ce ne fosse bisogno, vista la profondità
esigua – cosa che oggi permette solo di conoscerne la posizione esatta, ma non
di apprezzarlo per come era giunto fino a noi.
(4): in viola quella che
al tempo era la strada di accesso al forte, che aveva un tracciato leggermente
diverso, soprattutto nel tratto che conduce al primo tornante, da quella che
oggi è Via di Ponte Salario.
Per quanto riguarda alcuni dei
reperti trovati al tempo, la figura che segue, sempre estratta dal libro
citato, contiene dei disegni che ne rappresentano una sorta di ingrandimento, per
i quali ho creato l’associazione alla pianta attraverso i numeri che trovate in
entrambe le immagini.
Alcuni disegni dei reperti indicati
nella pianta
Per quanto riguarda invece ciò
che fu scoperto e documentato, prima che partissero i lavori di sbancamento e
successiva costruzione del forte, vale la pena citare, con riferimento alla
pianta che, come già detto, ho arricchito con altre informazioni:
Mura e fortificazioni: sicuramente
di grande interesse – almeno per me – sia perché i ritrovamenti gettano qualche
luce sull’effettiva estensione di Antemnae, tema sul quale ci sono ancora oggi
alcune ipotesi che differiscono tra loro, ma anche perché, essendo appunto
perimetrali, sono quegli elementi meno impattati dalla costruzione del forte,
anche se, purtroppo, nulla sembra essere giunto sino a noi.
Le fortificazione erano
prevalentemente realizzate con la classica tecnica tipica delle mura romane,
con blocchi di cappellaccio, una roccia tufacea di origine vulcanica, non
sempre regolari nelle dimensioni e posti l’uno sull’altro a secco.
Le mura, secondo le ipotesi
fatte da diversi studiosi, seguivano l’andamento morfologico della zona,
andamento in parte modificato, soprattutto sulla sommità del colle, dagli scavi
fatti per la costruzione del forte. Si ipotizza inoltre che vi fossero alcune
porte di accesso all’abitato, probabilmente localizzate in corrispondenza delle
piccole valli che caratterizzano la zona.
Un elemento interessante è che
alcune di queste mura, in particolare quelle che furono trovate in
corrispondenza del secondo tornate di Via di Ponte Salario, erano realizzate
sfruttando alcune formazioni naturali, come evidenziato dal seguente passaggio,
estratto dal libro menzionato.
Estratto dal libro “Antemnae” – Pag.
27
Incuriosito da quanto scoperto,
ho provato a dare un’occhiata nella zona, non per trovare i blocchi in
cappellaccio, che già alla data del libro risultavano spariti, ma per provare a
localizzare queste formazioni naturali che, con tutta la dovuta incertezza,
potrebbero quello mostrate nel collage che segue, tutte presenti nella zona
che, nella pianta mostrata, corrisponde ai resti delle mura identificati dal
numero 3.
Possibili formazioni naturali sulle
quali poggiavano le mura
Ritornando alle mura sparite,
rimane una minima e unica speranza legata al tratto che nella pianta è
identificato dal numero 1, tratto che potrebbe essere ancora presente,
considerando che si trova sul versante più ripido e meno frequentato di Monte
Antenne, peraltro in un’area che non fu toccata dalla costruzione del forte. Queste
considerazioni potrebbero essere appunto a favore dell’ipotesi che ci sia
ancora qualcosa, ipotesi che deve però essere verificata in loco, cosa che
ancora devo fare e che richiede una certa perizia, vistala pericolosità del
versante in questione.
Abitazioni: dalle notizie
riportate, furono al tempo trovate trace di capanne, distribuite in modo
abbastanza uniforme lungo il perimetro interno delle mura e tipicamente
rilevate rispetto al terreno mediante pali. Queste capanne ragionevolmente
risalivano al periodo primitivo dell’insediamento.
Furono ritrovate anche tracce di
abitazioni in muratura, anche se qui le ipotesi tra i vari studiosi – gli
stessi che hanno al tempo proposto le diverse ipotesi sulla collocazione di
Antemnae – variano in modo sensibile, anche perché le ipotesi dell’esistenza di
queste abitazioni furono fatte quasi esclusivamente sulla base di alcuni resti
di muri rettilinei, interni al perimetro dell’insediamento.
Va infine segnalato il
ritrovamento di quella che fu classificata come una villa romana, quindi
successiva al periodo sabino, di ampiezza significativa e collocata sulla
sommità del colle.
Cisterne, pozzi e cunicoli:
secondo le ricerche fatte al tempo e a ciò che fu ritrovato, l’ipotesi è che
l’insediamento avesse un sistema
idrico estremamente sviluppato, tanto da far ipotizzare che ogni capanne e
abitazione potesse avere il suo pozzo privato.
Di questo ampio sistema idrico,
qualcosa è arrivato fino a noi, come evidenziato dalle foto che ho inserito
nella pianta, anche se il continuo interramento, naturale o conseguente alle
operazioni di ingegneria vegetazionale, sta mettendo parzialmente a rischio la
possibilità di apprezzare chiaramente quanto ancora presente, come uno dei
pozzi, oggi totalmente ricoperto, o il canale di captazione delle acque, il cui
ingresso si sta gradualmente riducendo di ampiezza.
Cave: dovrei usare il
singolare, dato che da quanto riportato nell’opera citata, furono trovate
tracce di una sola di esse e, a dirla tutta, non ho trovato informazioni che
confermassero l’effettiva esistenza di altre cave.
La cava si ritiene fosse
collocata in prossimità del primo tornante, poco distante da dove oggi si trova
l’asilo nido comunale, zona nella quale oggi sono rilevabili alcune formazioni
rocciose che potrebbero essere ciò che rimane della cava e che vedete nel
collage qui sotto.
Possibili resti della cava
Altri elementi: è stata
ipotizzata la presenza di altri elementi, come necropoli e sepolture e anche
quella di un possibile santuario, tutte ipotesi fatte in virtù del ritrovamento
di piccoli oggetti, ritenuti sintomatici per quel tipo di opere. Va comunque
detto che nell’opera citata si ribadisce la mancanza di prove certe al
riguardo, con ipotesi che variano anche in modo sensibile tra i diversi
studiosi.
Per concludere, va ovviamente
ribadito che quanto ho scritto è ancor meno di una sintesi – anzi, il solo
definirla sintesi è un azzardo – di quanto contenuto nel libro citato e negli
studi successivi, che sono una trattazione estremamente dettagliata e completa
di quello che era e poteva essere l’insediamento sabino di Antemnae, del quale,
purtroppo, oggi non rimane praticamente nulla.