venerdì 1 agosto 2025

Il fiumiciattolo sparito

Chi frequenta la villa, soprattutto nella zona della sughereta, si sarà accorto che, dopo molto tempo, è stato ripristinato il torrentello che parte dal bacino piccolo del lago che si trova nella parte alta della villa – il bacino dove ci sono le tartarughe, per capirci – e scorre parallelo al viale centrale della sughereta, fino ad arrivare al viale che circonda il lago grande, punto nel quale sparisce nel sottosuolo.

La cosa interessante è che, in passato, c’era un vero e proprio fiumiciattolo che percorreva praticamente lo stesso tragitto, anche se la sua sorgente era più spostata verso la Palazzina Reale, trovandosi poco prima del bacino superiore, più o meno dove ci sono le altalene e i tavoli in legno.

Una prima conferma in tal senso si ha dalla pianta del Catasto Gregoriano del 1816, che vedete qui sotto, nella quale si vede chiaramente il fiumiciattolo, che io ho ulteriormente evidenziato in azzurro, che percorre tutta la sughereta, per poi spingersi fino all’Aniene, all’epoca noto anche come Teverone.

La pianta del Catasto Gregoriano, con il fiumiciattolo evidenziato

Interessante anche notare che questo piccolo fiume aveva anche un immissario, poco prima dello sbocco nell’Aniene.

Va detto che la brevità e l’andamento molto regolare del corso d’acqua, sia di quello principale che dell’immissario, potrebbe anche far pensare a un’opera dell’uomo, considerando che quella era un’area agricola e di vigne e che, quindi aveva bisogno di molta acqua, cosa che potrebbe aver suggerito di sfruttare una falda esistente per creare un corso d’acqua che passasse lungo i terreni.

Comunque, facendo un piccolo salto in avanti, il fiumiciattolo lo si ritrova anche nella pianta topografica del suburbio di Roma del 1839, che vedete qui sotto e nella quale ho ancora una volta evidenziato il suo tracciato. In questa pianta, tuttavia, non compare l’immissario.

La pianta del suburbio di Roma, con il fiumiciattolo evidenziato

Arrivando al Catasto Rustico, nel suo ultimo aggiornamento del 1903, troviamo il piccolo fiume anche lì, con ovviamente lo stesso tracciato e con l’immissario, come potete vedere qui sotto.

La pianta del Catasto Rustico, con il fiumiciattolo evidenziato

La posizione della sorgente, peraltro, potrebbe spiegare perché uno dei due laghi voluti da Vittorio Emanuele II fu realizzato proprio dove oggi ci sono i due bacini, così che potesse essere alimentato da essa, anche se il rapido prosciugamento del lago potrebbe essere dipeso dall’esaurirsi o dall’insufficiente portata del fiumiciattolo.

Per consentire poi una più agevole collocazione di questo piccolo fiume sparito con l’attuale assetto della villa, qui sotto vedete la sovrapposizione tra la pianta del Catasto Rustico e l’immagine della villa presa da Google Earth, dove ho indicato: (1) le due sorgenti, quella del fiumiciattolo e del suo immissario, e la foce; (2) uno dei cippi dell’Acquedotto Vergine che si trova di fianco al fiumiciattolo, acquedotto che scorre trasversalmente ad esso e a una profondità all’incirca di una decina di metri; (3) il tombino moderno dell’ACEA, anch’esso adiacente al piccolo fiume, ma dal lato opposto rispetto al cippo, che viene usato dai tecnici per effettuare rilevazioni della falda sottostante.

 Sovrapposizione tra la pianta del Catasto Rustico e l‘immagine di Google Earth

La sovrapposizione consente anche di vedere come il fiumiciattolo traversava la zona dove oggi c’è il lago grande, per poi superare i campi da tennis del Tennis Club Parioli, la Via Olimpica, fino a sfociare nell’Aniene. L’immissario, invece, nasceva dove oggi c’è la caserma dei Carabinieri e si immetteva nel fiume all’altezza dei campi da tennis.

Resterebbe da capire se l’alimentazione dei due bacini del lago superiore sia stata realizzata intercettando la sorgente o il tratto iniziale del fiumiciattolo o se, invece, sia connesso con condotte moderne e situate altrove.

Chiarita la questione dell’antico tracciato del piccolo fiume, restava da capire se di questo ne fossero rimaste alcune tracce, in aggiunta al torrentello che oggi corre parallelo al viale della sughereta seguendo il tracciato dell’antico fiume.

Confesso che, a tal proposito, avevo quasi accantonato la ricerca, fino a quando non mi è stato segnalato dall’amico Lorenzo Grassi, compagno di avventura e coordinatore dell’Osservatorio Sherwood Villa Ada, un fotogramma tratto da un video dell’Istituto Luce risalente agli anni cinquanta, nel quale si vede, attraverso l’arcata principale di Ponte Salario, la struttura di sbocco del fiumiciattolo verso l’Aniene, come ho evidenziato nell’immagine seguente.

Fotogramma tratto dal video dell’Istituto Luce

Questa scoperta ha ovviamente dato una nuova spinta alle ricerche, per cui sono partito dall’analisi delle foto aeree in mio possesso, per capire se in queste fosse ro presenti tracce analoghe, più che altro per capirne l’evoluzione e, quindi, valutare se e cosa fosse arrivato sino a noi.

Come primo passo, sono partito dall’analisi di alcune foto aeree, che coprono un arco temporale dal 1919 al 1960, che vedete qui sotto in un loro collage, per verificare come il tracciato del piccolo fiume si fosse trasformato nel tempo e, inoltre, cercare di capire fino a quando questo fosse stato visibile, soprattutto nella sua parte terminale verso l’Aniene.

Collage di foto aeree, dal 1919 al 1960

Come si può vedere, il fiume era ben visibile nel 1919, nel 1945 e nel 1954, come evidenziato dalle frecce gialle che ne indicano i percorso. Mentre il manufatto che segnava lo sbocco nell’Aniene è visibile, evidenziato in verde, nelle foto dal 1945 al 1960.

Nel 1945 e nel 1954, era anche visibile l’altro piccolo affluente, già presente nelle piante del Catasto Gregoriano, del Catasto Rustico e nella pianta del suburbio di Roma.

Tutto cambia nel 1960, quando, per la realizzazione della Via Olimpica e del Tennis Parioli, il tracciato scompare, probabilmente interrato in conseguenza dei lavori.

In ogni caso, la speranza che il manufatto di sbocco fosse ancora presente era rafforzata dalla sua presenza almeno fino al 1960, per cui, insieme a Lorenzo e usando le usuali sovrapposizione tra piante dell’epoca e immagini di Google Earth, abbiamo stimato la sua probabile posizione e siamo partiti alla ricerca.

Con una certa sorpresa, abbiamo scoperto che la stima della posizione era precisa assai, con non più di qualche metro di scarto, tanto che, inoltratici nella fitta vegetazione nel punto segnato, in pochi minuti lo abbiamo trovato, anche se scorgendolo dalla direzione dalla quale siamo entrati nella vegetazione, il manufatto non appariva un granché, come si può vedere dalla foto che segue, dando l’impressione di essere quasi una copia del pozzo murato sul Colle del Roccolo del quale ho parlato in un precedente post.

Il manufatto come appare dall’alto

Lo scenario è decisamente cambiato quando, scendendo lungo il versante e lavorando di cesoie e di braccia, abbiamo tolto quasi completamente i rami e i piccoli tronchi che ne ostruivano la parte frontale, riportandolo alla luce, come potete vedere dal collage di foto che segue e, volendo, anche da questo mio video.

Collage di foto del manufatto di sbocco

La struttura è sicuramente interessante, essendo non un semplice sbocco verso l’Aniene, ma una paratoia idrica, realizzata per poter controllare il flusso dell’acqua, anche se non è chiaro se l’obiettivo era interrompere il flusso d’acqua verso l’Aniene o, al contrario, chiudere la paratoia nel caso di piena di quest’ultimo, così da evitare che le acque risalissero lungo il corso del fiumiciattolo, con il rischio di allagamento delle zone circostanti, anche se questa seconda ipotesi sembra poco probabile, visto che lo sbocco si trova di parecchi metri al di sopra dell’alveo dell’Aniene, un dislivello che difficilmente potesse essere colmato da una piena.

Interessante anche la costruzione in sé, con materiali e tecniche diverse, che forse indicano interventi distribuiti nel tempo, volti a restaurare o consolidare il tutto.

Va comunque detto che la struttura appare piuttosto moderna, difficilmente riconducibile a inizio Ottocento, quando il fiume era già censito dal Catasto Gregoriano, per cui resta da capire quando fu effettivamente costruita. A tale proposito, benché la foto del 1919 abbia una risoluzione molto bassa, non sembra mostrare la struttura, per cui si potrebbe ipotizzare che questa sia stata realizzata successivamente, comunque prima del 1945, dove appare già al suo posto.

La struttura in ferro che consentiva di muovere la paratoia è oggi totalmente arrugginita e non funzionante e la lastra di metallo che agiva da chiusura mostra evidenti segni di deterioramento, con alcune parti in ferro che si sbriciolano al solo tocco.

Rilevante anche l’interramento che nel tempo si è prodotto e che ha alzato il livello del terreno, tanto che confrontando l’altezza complessiva odierna con quella che si può stimare dal fotogramma del video del quale vi parlavo, sembra rilevarsi una differenza significativa.

Concludo dicendovi che, a causa della molta vegetazione e dell’ora tarda – ma sicuramente ci torneremo – non abbiamo avuto tempo di verificare se, nella parte superiore, sia ancora presente la classica ruota in ferro che consentiva di regolare l’altezza della paratoia.

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